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L’attacco di panico: se lo conosco (magari) lo supero

Il corpo grida ciò che le parole non riescono a dire. L’attacco di panico rappresenta una richiesta d’aiuto ad una situazione esistenziale che la persona vive con una forte preoccupazione, spesso accompagnata da una sensazione di impotenza. Si manifesta senza una ragione apparente e con una crescente e improvvisa escalation di ansia con sintomi cognitivi e somatici che vanno dalla sensazione di soffocamento alle vertigini, dall’aumento del battito cardiaco alle vampate di calore, dalla nausea alle vertigini fino alla paura di perdere il controllo o morire.

Nel corso di un attacco di panico la persona è oppressa da pensieri catastrofici e incontrollabili che gli riempono la mente fino a rendergli difficoltoso pensare lucidamente e fargli temere che tali sintomi siano veramente pericolosi. L’idea di essere agli esordi di una malattia non diagnosticata è comune e porta alla consultazione di un medico o il ricorso al pronto soccorso che il più delle volte rilascerà una diagnosi di attacco d’ansia.

I sintomi più comuni

  • aumento del battito cardiaco (tachicardia)
  • sensazione di calore diffuso e sudorazione
  • brividi di freddo e tremore
  • formicolio alle mani
  • difficoltà nella respirazione
  • senso di vertigine
  • nausea
  • aumento o diminuzione della pressione sanguinea
  • oppressione e dolore al petto
  • diminuzione del senso di realtà
  • paura di perdere il controllo
  • sensazione di stare sempre peggio e non riuscire a riprendersi
  • paura di morire

Come si manifesta?

L’attacco di panico non è preceduto da segnali, può avvenire in qualsiasi luogo e momento e questo ne aumenta il suo timore. E’ più frequente nelle donne sebbene gli uomini non ne siano certo immuni, si manifesta già dalla giovane età in concomitanza a periodi o momenti di forte preoccupazione o impegno intenso nello studio o nel lavoro. I segnali del suo arrivo coincidono con la sua presenza sempre più pervasiva, una forza perturbatrice che attraversa il corpo scuotendolo e impegna la mente paralizzandola.

Da cosa dipende?

Il verificarsi di una attacco di panico può essere favorito da un evento scatenante che lancia la persona verso sentimenti di forte preoccupazione in seguito all’inizio di una nuova esperienza, un cambiamento nella vita, un episodio traumatico, il modificarsi di alcune condizioni di lavoro, finanziarie o relazionali.  In poche parole una modificazione nella propria esistenza che genera una forte apprensione o anticipazione di fallimento.

Le conseguenze sulla vita

E’ possibile che una persona ne viva uno o due episodi nel corso della vita senza che ciò implichi la presenza di un disagio psicologico più complesso. Il ripetersi degli attacchi di panico, invece, può favorire la nascita della paura di ritrovarsi in situazioni di perdita di controllo inaspettate e improvvise che possono portate alla scelta di limitare le uscite e tutte quelle esperienze in cui l’attacco di panico può presentarsi. Si evitano le situazioni in cui si teme possa verificarsi e sarebbe difficilmente gestibile come ad esempio guidare in autostrada, viaggiare in treno, essere in luoghi chiusi dai quali non è facile uscire velocemente. Quando non si vuole ricorrere all’evitamento come strumento di controllo del proprio spazio di movimento si chiede di essere accompagnati per non rimanere da soli. Sono immaginabili le conseguenze in ambito sociale, lavorativo e sulla qualità della vita.

Come si supera?

L’attacco di panico rappresenta l’espressione di un disagio che ha cause non legate al momento ma ad una percezione di sé precaria, poco capace di affrontare le difficoltà. Per questo ogni trattamento farmacologico anche quando elimina il ripresentarsi di episodi di attacchi di panico, non affronta e non risolve la causa vera, il disagio psicologico che lo genera. Allo stesso modo non offre significativi vantaggi l’utilizzo di tecniche di rilassamento o lo yoga, visto che anche esse non vanno ad scoprire, affrontare e quindi superare le cause del disagio.

Potrà sembrare banale ma di attacco di panico non si muore, tanto vale non allarmarsi oltre il necessario ma viverlo, invece, come un vibrante temporale interiore che fa paura ma che passerà se non in alcuni secondi, sicuramente in pochi minuti. Questo modo di affrontarlo gli toglie forza e non peggiora le cose. I sintomi piano piano spariranno, la respirazione tornerà normale ed anche il battito cardiaco calerà.

Ma ciò indubbiamente non basterà a debellare il problema. Sarà infatti necessario andare a fondo e indagare le cause del disagio psicologico di cui l’attacco di panico è soltanto il grido d’aiuto, l’espressione fisica del malessere esistenziale. Uno psicoterapeuta preparato sarà sicuramente un buon alleato e accompagnerà la persona nel corso di un viaggio, non lungo, finalizzato a smascherare e superare le radici del malessere e scoprire nuove soluzioni e opportunità. Un percorso terapeutico che permetterà alla persona di fare riferimento alle proprie risorse e di scoprirne di nuove per affrontare ciò che, talvolta non consapevolmente, fa paura. Cambiare.

I disturbi psicologici

I disturbi psicologici sono situazioni di forte disagio individuale identificabili con i sintomi di origine psicologica. Tuttavia, i disturbi psicologici interessano e si diffondono su tutto l’organismo. Le forme principali di psicopatologie sono il disturbo dell’ansia generalizzato, il disturbo di panico, il disturbo ossessivo- compulsivo, le fobie e la depressione. L’ansia è un’emozione che tutti hanno sentito nelle situazioni di pericolo oppure nei momenti stressanti (ad esempio prima di un esame). Piccole quantità di agitazione contribuiscono all’aumento dell’attenzione e all’attivazione neuro-fisiologica; questo ci aiuta a prepararsi e attivarsi nelle situazioni che richiedono specifiche reattività e quindi costituisce una specie di allerta funzionale alla persona. 

Il disturbi dell’alimentazione

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono le patologie che generalmente si identificano nel rapporto problematico tra l’individuo e il cibo. Le principali forme di DCA sono l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Nonostante il fatto che la quota maschile risulti in aumento, le più a rischio sono le giovani donne occidentali. È noto che i disturbi alimentari si manifestano più spesso nelle grandi città, ma non ci sono particolari distinzioni di classe sociale. Per quanto riguarda l’età delle persone più a rischio, in Italia c’è una prevalenza di DCA del 5,3% nella fascia di età tra 18 e 25 anni, secondo i dati del Ministero della salute (2009).

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